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25 novembre 2008

Per non dimenticare / Il paese dalle maniche larghe e dalla memoria corta

A proposito della stretta di mano tra Andreotti e l’ex B R Morucci. Il salotto buono di casa nostra avrà osservato scene di pidduisti e terroristi stringersi la mano ma è abominevole lo spazio concesso agli stragisti degli anni sessanta e settanta nel nostro paese. Le BR sono stati dei delinquenti incriminati di reati perseguiti dalla legge. Su ognuno di loro, sui pentiti e sui graziati pende, una condanna come la spada di damocle. Ma si fa in fretta a dimenticare.

Democraticamente




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23 novembre 2008

A posteriori. Giovani democratici e dintorni.

A posteriori direi che la giovanile democratica esiste. Che esistono i giovani PD e che sta nascendo un’organizzazione utile al partito.  A posteriori non mi appassiona la disputa sui voti e su chi ne ha presi di più e come perché è questione che può essere lasciata ai magazzine di basso profilo. A posteriori auspico gli stati generali dei Giovani PD, però con una maggiore visibilità mediatica e con un messaggio politico più forte: le giovani generazioni di questo paese costituiscono una risorsa e un potenziale investimento.

A posteriori ora tocca affrontare i temi e ripartire dai giovani, dal mezzogiorno e dalla ricerca.

A posteriori dico che non conta quante cose si dicono e quante persone partecipano, ma conta ciò che si dice. La giovanile democratica deve dire prima di tutto a questo partito che c’è un paese vecchio da cambiare, che è ora di finirla con le baruffe interne ed esterne perché una nuova Repubblica sta nascendo e le lacerazioni della seconda non è il caso di riprodurle nella terza.

La giovanile democratica deve dire che l’Italia non è un villaggio turistico ma può e deve diventare un paese in cui è possibile muoversi, fare ricerca, costruire una competizione autentica e leale tra competenze diverse, dove le università non siano più appannaggio di vecchi baronati e le professioni di vecchi capostipiti .

Dove la pubblica amministrazione funziona, dove gli enti locali si impegnano a programmare risorse per obiettivi strategici, dove la finanziaria da strumento di propaganda ritorni ad essere strumento di programmazione, ma soprattutto dove si superi per sempre il paradigma secondo il quale sono gli altri a fare e a disfare, mentre noi restiamo a guardare.

Chi si è candidato e chi ha lavorato per i candidati lo ha fatto perché ha intenzione di decidere e di prendere in mano il proprio destino e il destino di un paese senza delegare la scelta del profilo del nostro futuro ad altri. Non può e non deve essere una colpa.

È un dovere.

È una responsabilità.

Democraticamente




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22 novembre 2008

Giovani PD/ PRIMARIE DA RECORD PER IL LAGONEGRESE

 

Strepitoso risultato per il giovane Mimino RICCIARDI che alle primarie per l’elezione dell’assemblea nazionale dei Giovani Democratici strabilia in Basilicata conseguendo il più alto risultato alla Provincia di Potenza. Oltre 2300 voti per il candidato di Lauria che così guiderà la delegazione lucana nell’assise costituente dei giovani PD. Altrettanto clamoroso è stato il risultato dei candidati del Lagonegrese eletti all’assemblea regionale. Domenico Messuti di Lauria, Egidio Ciancio di Latronico, Antonio Paladino di Rotonda, Labanca Giuseppina di Castelsaraceno, Vigorito Rossella di Lagonegro, Nocito Monica di Trecchina e Caputo Pierina di Viggianello sono i giovani del Lagonegrese che con voti altissimi andranno a comporre l’assise politica regionale. I risultati riportati fanno salire il Lagonegrese in testa alla classifica lucana grazie ad una straordinaria partecipazione di giovani ai seggi elettorali.

A Lauria in particolare hanno votato 448 giovani e le preferenze non si sono differenziate: Domenico Messuti e Mimino Ricciardi senza altri aggettivi hanno fatto il pieno. Politicamente il dato elettorale illustrato è eloquente: una nuova generazione di politici si fa avanti.




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20 novembre 2008

lettera ai giovani democratici: L’ODA LUNGA DELLA PROTESTA E LE PRIMARIE DEI GIOVANI DEMOCRATICI

Si presenta come una temporanea e ciclica contestazione al governo, ma la protesta contro i tagli alla ricerca, all’università e alla scuola, ha un considerevole significato politico.

Dal punto di vista strutturale il movimento si costituisce e si forma spontaneamente, con la partecipazione fisica di una minoranza del corpo studentesco, ma con una condivisione politica (presumibilmente) della maggioranza.

Gli studenti, nella sostanza protestano contro l’indebolimento della struttura dell’istruzione pubblica italiana e della ricerca. Questo è un buon motivo per ritenere che la contestazione è essa stessa una proposta politica, perché, in effetti, individua come punto di critica la precarizzazione della formazione pubblica e, conseguentemente, come punto di sostegno il potenziamento della stessa. Le forze politiche di opposizione parlamentare ed extraparlamentare non sono formalmente nel movimento e, in queste settimane di proteste, è prevalsa la tesi dell’autonomia politica del movimento stesso.

Questo fenomeno spontaneo e destrutturato coincide con un altro fenomeno altrettanto importante seppur organizzato e strutturato. Si sta facendo riferimento alle primarie della Giovanile Democratica che si terranno il 21 novembre in tutta Italia. La Giovanile Democratica si presta ad essere l’organizzazione politica giovanile più grande d’Italia, che guarda con attenzione a questo movimento di protesta nell’attesa di definire un compiuto profilo politico.

Proprio per definire la funzione politica della nuova organizzazione occorrerà osservare i caratteri meno superficiali di una protesta che si protrae proprio perché è mossa da un malessere consistente delle giovani generazioni legato ad una negativa prospettiva della società italiana.

Diventa dunque il modo in cui si immagina la fisionomia politica, economica e sociale del nostro paese il nucleo centrale di una nuova proposta politica. Occorre recuperare la capacità di pensare ad un nuovo paese perché in Italia sono in discussione i pilastri della costituzione materiale. Si fa fatica a convertire il sistema produttivo perché manca una proposta organica, macroaree del paese sono bloccate da deficienze infrastrutturali materiali e immateriali, la politica si rifiuta di discutere un nuovo assetto istituzionale del potere politico, una nuova architettura della pubblica amministrazione e nuovi equilibri tra centro e periferie.

In questo quadro l’inquietudine di una nuova generazione testimonia il fallimento di anni di politiche emergenziali. L’Italia da Repubblica democratica fondata sul lavoro rischia di diventare una Repubblica per pochi, in cui si fatica a mettere in discussione alcune antinomie portate all’esasperazione (si pensi alle Università, dove i cervelli italiani devono guardare all’estero mentre le carriere universitarie sono pilotate dai baronati).

Ma l’Italia non è soltanto il paese che costruiscono gli altri.

L’Italia è anche il paese che una nuova generazione potrà cambiare se solo capirà che esiste uno spazio di agibilità politica in cui un nuovo soggetto politico autonomo e giovane dovrà irrompere. Occorrerà prendere atto che alle porte bisognerà bussare più forte, traducendo il disagio diffuso per un futuro che appare quanto mai incerto, in una nuova idea per il paese. La nascita dell’ organizzazione politica giovanile democratica, che si prospetta come un soggetto con una consistente struttura organizzativa e un elevato grado di consapevolezza politica, è un elemento di novità della vita politica italiana che, al pari del crescente movimento di studenti, non può essere sottaciuta. Ai giovani democratici toccherà però non smentire un’attesa che tutti coloro che andranno a votare riporranno sulla nuova organizzazione. Quel voto sarà un mandato a recuperare uno spazio di azione politica nel Paese, a costringere il PD a costruire un progetto politico di lungo respiro con la definizione di una prospettiva di vita possibile per un’intera generazione. Ma soprattutto andrà inteso il senso di un movimento spontaneo di una nuova generazione che non riporta nelle piazze una tensione politica o culturale ma che manifesta precarietà e paura dell’incertezza del domani.

Democraticamente




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20 novembre 2008

i nostri CANDIDATI

 

Cari,
domani venerdì 21 novembre dalle 8 alle 23 si svolgeranno le primarie per eleggere il segretario nazionale e i rappresentanti all'Assemblea Nazionale e Regionale del nascente organismo giovanile del PD.
Io, RICCIARDI Mimino di Lauria, sono l'unico candidato all'assemblea nazionale di tutta l'area Sud di Basilicata, questo mi caricherà ancor di più dopo l'elezione di una responsabilità maggiore, ma di ciò continueremo a discuterne e confrontarci continuamente con i lterritorio intero.
Potranno votare tutti i ragazzi dai 14 ai 29 anni (in pratica 30 anni non compiuti) che risiedono nei Comuni della Provincia di Potenza (1 seggio per ogni Comune), tranne Nemoli che voterà presso il seggio di Lauria. Al momento del voto saranno consegnate 3 schede per l'elezione di: Segretario Nazionale, Assemblea Nazionale e Assemblea Regionale, mentre per la prima scheda basterà tracciare una CROCE; sulle altre due schede (ass. nazioanel di colore arancione e ass.regionale di colore verde) bisogna indicare una coppia di nomi di genere salvo rendere nulla la validità della stessa (in fondo alla mail troverete indicati i nostri candidati). Ricordati di portare con te un documento e 1 euro
-Dai "voce" ai giovani del Lagonegrese. Nuovi volti per una politica migliore.-
Sarà la nuova impronta che vorremo dare su tutto il nostro territorio e sul quale fortemente c'impegneremo; un'area, il lagonegrese che ancora non ha detto la propria che certamente si farà sentire a tutti i livelli.
Sosteneteci numerosi!!!

 

I Candidati che bisogna sostenere:

CANDIDATO SEGRETARIO NAZIONALE
- Fausto RACITI

ASSEMBLEA NAZIONALE (scheda arancione)
- Ricciardi Mimino (lauria)
- Di Lorenzo Caterina (sant'arcangelo)


ASSEMBLEA REGIONALE (scheda verde) abbiamo 7 candidati che sono:
- Caputo Pierina (viggianello)
- Ciancio Egidio (latronico)
- Labanca Giuseppina (castelsaraceno)
- Messuti Domenico (lauria)
- Nocito Monica (trecchina)
- Paladino antonimo (rotonda)
- Vigorito Rossella (lagonegro)


Scegliete i vostri rappresentanti del futuro, ribadisco che le preferenze devono essere per coppie di genere. buona elezione a tutti.
Mimino RICCIARDI
346-6047810




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14 novembre 2008

In attesa di una regola

 La Cassazione dà di fatto il via libera all'interruzione dell'alimentazione per Eluana Englaro.
Il tema è di stringente attualità. L'opposizione considera la sentenza "un atto di civiltà" e la prova dell'urgenza di una legge che regoli la materia, il centrodestra grida all'"omicidio di Stato". E la Cei, constatando che Eluana "è ormai incamminata verso la morte", non può "fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza".
Al di là delle posizioni riportate sinteticamente e che tutti i giornali rappresentano in questi giorni, il dato rilevante, che non può essere sottaciuto, è rappresentato dalla delicatezza dell’argomento e dalla sensibilità dello stesso. Non possono essere espresse posizioni aprioristiche, e nemmeno condannare le sensibilità diverse dalle posizioni più marcatamente “laiciste”. Sta di fatto che il nostro paese dovrebbe dotarsi di una regolamentazione di dettaglio sulla materia per evitare che si formi una disciplina per la via giurisprudenziale assoggettabile ad orientamenti non uniformi.

Democraticamente




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10 novembre 2008

Garbatamente

Mi pare che D’Alema con l’iniziativa sul Federalismo abbia indicato (tra le altre cose) il vero terreno del confronto politico dei prossimi mesi. E mi pare di non aver assistito a nessuna eloquente reazione politica. Che si stia definendo una nuova testa del PD alternativa alla guida Veltroniana, è un dato positivo. Ma che su un tema di tale fatta, pregno di implicazioni costituzionali e politiche (qual è il federalismo) le “correnti” non dicano alcunché, è piuttosto grave.

Ai giovani Dalemiani mi sento di dire (anche perché in qualche misura sono anche io Dalemiano) che non è sufficiente annuire alle posizioni che il Presidente esprime, ma bisognerà anche interagire. Altrimenti al primo congresso dei giovani PD ci sentiremo ridire (garbatamente, in pieno stile Dalemiano) che è ancora presto per abbandonare l’anticamera.

Democraticamente




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9 novembre 2008

Pensieri in libertà di una Domenica di Novembre.

Sono d’accordo con Eugenio Scalari. Il sessantotto non è stato uno spartiacque.
La democrazia è entrata (forse) nei cancelli delle fabbriche ma resta per me l’inizio della crisi del sistema Italia. L’inizio della demeritrocrazia (fatemi passare il termine).

L’Italia è un paese da ricostruire.

Da cima a fondo. Dalle Università, alla Pubblica Amministrazione, dalla Giustizia, alle Professioni Intellettuali. 

Mi ostino a dire che la nostra generazione non può piangersi a dosso e recriminare spazi.

L’immagine che ho in mente della mia generazione è quella di un giovane che si trova davanti ad un Notaio alla lettura del Testamento del proprio genitore, e scopre che il lascito comprende più debiti di attività.

Questo è il paese che ci consegna la generazione dei sessantottini.

Lo spazio di agire politico in Italia non ci deve esse concesso. Siamo noi a doverlo esercitare. Perché è nostro.

Democraticamente




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8 novembre 2008

Reazioni. Un paese per vecchi.

L’Italia protesta, manifesta, recrimina e recede economicamente.

La piazza appare rumorosamente flebile perché è riempita da un movimento ondoso che si espande e poi si ritrae. Perché non coagula in una entità costantemente presente nel dibattito democratico. Le giovani generazioni devono prendere consapevolezza che il futuro passa dalla politica ma che la politica non può essere fatta solo dagli altri.

Bisognerà assumersi una responsabilità politica, programmatica che dirompa in uno stagnante equilibrio tra vecchi gruppi dirigenti che sopravvive agli eventi.

La terza Repubblica la dobbiamo costruire noi.

Democraticamente




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6 novembre 2008

Derubricando il Mezzogiorno

Dopo l’entusiasmante vittoria del democratico Obama indirizziamo l’attenzione di nuovo  sui problemi del nostro paese.
La crisi finanziaria si è presto tradotto in recessione e con clamorosa evidenza il Mezzogiorno è scomparso dall’agenda della politica italiana.
Manca un disegno di rilancio convincete che parta dal Mezzogiorno e che si prediliga di risolvere le precarietà del Sud del paese.
È così che ancora per un’ altra generazione il Mezzogiorno non si presente come luogo di mobilità sociale, vivacità economica e progresso sostenibile.
Derubricando il Mezzogiorno l’Italia perderà l’occasione di condursi fuori dalla crisi.
Ciò detto, il sud del nostro paese resta l’unico canale utilizzabile per proiettare direttamente il Made in Italy nel nuovo centro del mercato internazionale che è il Mediterraneo.

Democraticamente




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